Il lato malinconico di De Sica: “Sono cambiato. I cinepanettoni? Oggi mi arresterebbero”
- Silvio Prudentino

- 21 mag 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Christian De Sica: “Il mio lato malinconico, i cinepanettoni e la libertà a 72 anni. Ora posso scegliere”
Christian De Sica, ospite di una recente intervista, si racconta con l’eleganza e l’ironia che lo contraddistinguono da sempre, svelando aspetti profondi della sua sensibilità artistica. Per un attore abituato a ruoli da burlone, “da mascalzone comico”, interpretare un personaggio drammatico è, sorprendentemente, “una festa”. Un’apparente contraddizione, che però racconta molto del desiderio – mai sopito – di De Sica di esprimere il suo lato più malinconico, spesso rimasto in ombra nel turbinio del successo popolare.
Non rinnega nulla del passato – dai cinepanettoni al teatro brillante – ma oggi, a 72 anni, può concedersi scelte più intime. L’ultimo progetto si intitola I limoni d’inverno, firmato da Caterina Carone, nel quale interpreta Pietro, un uomo gentile, colto, malinconico, alle prese con i primi sintomi dell’Alzheimer. Accanto a lui, Teresa Saponangelo. Non è la solita storia d’amore. “In realtà, un bacio glielo avrei anche dato, ma la regista me lo ha impedito. Peccato”, scherza.
“Il politically correct è una sciocchezza: la comicità nasce dalla cattiveria”
Nel film – in uscita il 30 novembre – De Sica dice di rivedersi nel personaggio: “Abbiamo le stesse timidezze e fragilità. Sono felice di aver preso parte a una pellicola che racconta sentimenti positivi, rispetto tra uomini e donne. In tempi in cui dominano violenza, stupri e ‘suburre’, c’è un bisogno disperato di storie così. Spero che I limoni d’inverno diventi un esempio per il cinema italiano”.
Parlando del presente e del futuro del grande schermo, De Sica auspica una commedia rinnovata, “più elegante e ottimista”, e accusa una certa superficialità nei nuovi approcci: “Oggi molti registi ignorano la dignità della gente umile, quella che mio padre Vittorio sapeva raccontare con maestria”.
E quando si tocca il tema del politically correct, non usa mezzi termini: “È una stron*ata. La comicità nasce dalla cattiveria. Se oggi girassi i miei film di ieri, mi arresterebbero. Basta una parola sbagliata per scatenare l’inferno. Si vogliono perfino abolire i sette nani da Biancaneve, ma intanto la violenza sulle donne non si ferma. Anzi, aumenta”.
“Silvia mi ha salvato. I cinepanettoni? Mi hanno dato tutto, ora sono libero”
Nel suo Pietro c’è un’ombra di solitudine. Un’ombra che lui, Christian, non ha mai vissuto davvero, grazie alla presenza della moglie Silvia Verdone, al suo fianco da mezzo secolo. “Le devo tutto. Senza di lei mi sentirei perso”. E proprio con Carlo Verdone, suo cognato, potrebbe tornare in scena: “Aurelio De Laurentiis ci ha proposto un progetto dopo il successo di Vita da Carlo 2. Se ci vuole ancora insieme, dovrebbe produrre I due cognati”.
A 72 anni, De Sica è ancora un volto amatissimo, anche dalle nuove generazioni: “Non ho mai lavorato tanto, nemmeno a quarant’anni quando avevo un contratto di esclusiva per i cinepanettoni. Quel cinema mi ha dato tutto: fama, denaro, successo. Ma oggi sono libero, e posso contare su un pubblico di giovanissimi. I miei coetanei se li sognano”.
Chiude con una nota ironica sull’età che avanza, ma con orgoglio: “Invecchiare non piace a nessun attore. Ma io mi sento fortunato. Posso finalmente scegliere cosa fare. E interpretare un uomo malinconico, oggi, è una conquista”.









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