Carlo Verdone: “Vi dico chi preferivo tra Mario Brega e la Sora Lella”
- Silvio Prudentino

- 20 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Carlo Verdone: “Non sono ipocondriaco. E non sono l’erede di Sordi”
Stupore o meno, Carlo Verdone non è ipocondriaco.“Il Covid? Come se neanche lo avessi avuto”, esordisce così l’attore romano nel corso di un’intervista per “Vent’anni dopo”, iniziativa firmata Corriere della Sera. Il luogo dell’incontro è la sua casa, e l’occasione è propizia per sfatare un mito ricorrente: la presunta ossessione di Verdone per le malattie.
“Non sono ipocondriaco”
“È una leggenda che va avanti da anni. Ma non sono ipocondriaco. Zero”, spiega. “Studio privatamente, la sera, alcune tematiche mediche. Ogni tanto qualcuno mi chiede un parere, addirittura una piccola diagnosi. Ma io li mando dai medici”.
“Non sono l’erede di Alberto Sordi”
Il discorso si sposta poi su un ricordo datato “vent’anni fa”, ovvero l’intervista doppia che realizzò con Alberto Sordi in risposta all’invito dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a realizzare un film sul Risorgimento.Il parallelo tra Sordi e Verdone è sempre stato proposto dal pubblico e dalla critica. Ma Carlo ha sempre rifiutato questo ruolo:
“Non mi azzardo minimamente a considerarmi l’erede di Alberto Sordi”.
Tra i ricordi più cari che conserva, uno legato alla nascita della figlia Giulia:
“Venne a cena con Sergio Leone, sua moglie, Pippo Baudo… Si presentò con una bellissima orchidea da regalare a mia moglie. E quell’orchidea vive ancora oggi”.
Il padre, l’esame e il “vaffa”
Tra gli episodi più emblematici della sua vita c’è quello dell’esame universitario con suo padre, Mario Verdone, ordinario di storia e critica del film:
“Mancavano pochi esami alla laurea. Quella cattedra era proprio di mio padre. La sera prima gli dissi: ‘Dì ai tuoi assistenti di non farmi domande sull’espressionismo…’. Alla fine mi chiamò per primo, non c’erano assistenti. Mi disse: ‘Mi parli di Pabst’. Scena muta. Io gli sussurravo ‘Fellini, Fellini’, ma niente. Poi Dreyer. Silenzio. Poi Ordet. Niente. Alla fine mi fa: ‘Si accomodi, ci rivedremo alla prossima sessione’. La sera si prese un bel vaffa”.
La madre: “Il mio angelo custode”
“Mia madre è stata il mio angelo custode. Se oggi faccio questo lavoro lo devo a lei”. Scomparsa a 59 anni per una malattia degenerativa, la sua perdita ha lasciato un segno profondo:
“È stata male quattro anni. Un dolore devastante, per lei e per tutta la famiglia”.
Verdone e la sua vita privata
Dopo il matrimonio con Gianna Scarpelli, Carlo non si è più risposato:
“Però non sono una persona sola, questo è l’importante”, sorride.
I personaggi iconici: Manuel Fantoni e Furio
La chiacchierata tocca poi i suoi personaggi più celebri. Su Manuel Fantoni, Verdone spiega:
“Sai quanti mitomani, megalomani, cazzaroni ho conosciuto? Prima c’era il personaggio. Oggi vogliono esserlo tutti, e quindi nessuno lo è davvero. Tutti uguali: stessi capelli, tatuaggi, vestiti. Nessuna originalità”.
Passando a Furio, racconta che Sergio Leone non lo sopportava:
“Gli dava fastidio il modo di parlare forbito. Al montaggio si tappava le orecchie. Diceva: ‘Sto film non farà una lira. La gente je vorrà taglià la testa’”.
Eppure cambiò idea dopo una proiezione privata in cui erano presenti Monica Vitti, Alberto Sordi, Falcao e Roberto Russo. Fu proprio Sordi a decretarne il successo:
“‘Carlo vieni qua, fatti abbraccia’. Quel marito, quella poraccia…”. Tutti erano d’accordo: “Quella poraccia…”.
“Sora Lella meglio di Mario Brega”
Tra Sora Lella e Mario Brega, la preferenza è netta:
“Sora Lella. Mario era imprevedibile: poteva essere dolcissimo e poi, venti minuti dopo, negare di conoscermi. Lei, invece, era la saggezza romana incarnata. Era la nonna che tutti avrebbero voluto avere”.
Il sindaco? “Mai pensato”
Alla domanda se abbia mai pensato alla politica, risponde secco:
“No, mai sfiorata l’idea. Ho scelto lo spettacolo”.
“Otto anni senza camminare”
Un dettaglio personale molto importante riguarda la salute:
“Per otto anni non riuscivo più a camminare. Avevo perso la cartilagine alle anche. Poi mi sono operato e adesso cammino come se avessi vent’anni. Un miracolo”.
I figli, Giulia e Paolo

Giulia e Paolo sono la sua gioia più grande:
“Sono molto fiero di loro. Hanno etica, sono educati. Giulia è nutrizionista, Paolo lavora nelle istituzioni. A volte chiedo loro consigli, perché ormai hanno una maturità superiore alla mia. Questa è la verità”, dice ridendo.



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